Mi chiamo Angelo, mi sono da poco iscritto al sito per seguire da vicino le attività in vista delle prossime elezioni, e non ho potuto non notare “sosequitalia” che campeggia nei titoli del sito; leggendoci dentro mi sono persuaso che questa storia ve la devo proprio raccontare, anche perché ho paura che in questi primi giorni di settembre, sia una esperienza abbastanza comune a parecchi contribuenti.  Inizio….dalla fine. Prendetevi solo un paio di minuti che ne vale la pena.

Qualche giorno fa mi è arrivata una cartella equitalia-agenzia delle entrate,  che entro 5 giorni mi intima di pagare altrimenti partono le procedure esecutive.

E’ una di quelle cartelle che per qualche mistero non sono entrate nella rottamazione, altrimenti avrei aderito come ho aderito per altre cartelle. Indebitandomi certo, pur di non stare sempre con l’ansia addosso di essere pignorato da qualche parte. Cartelle che vengono  per la maggior parte  dal periodo in cui ho subito una separazione matrimoniale, con tutte le conseguenze del caso, e perdita della mia piccola attività per effetto della crisi economica. Sono stato per lunghi periodi disoccupato ma ora, potendo contare su un piccolo stipendio, avevo deciso di togliermi da sotto questo incubo.

Ho aderito quindi alla rottamazione, con sacrificio ho pagato la prima rata di circa 600 euro, speravo di essermi conquistato un poco di serenità e tra quindici giorni avrei pagato la seconda rata sempre di circa 600 euro.

Fino a ieri però, quando mi intimano entro 5 giorni di pagare 1.100 euro per una di quelle cartelle “misteriosamente” non ammesse alla rottamazione; per cui, secondo l’agenzia delle entrate, io questo mese sarei in condizione di pagare sia questa intimazione che la rata della rottamazione, per un totale di circa 1700 euro. Evidentemente confidano più loro sulla mia capacità di indebitarmi in giro, che non io. Per carità, non mi ero fatto illusioni circa una “umanità” ritrovata da parte di questi soggetti; però avevo fatto affidamento su un poco di buon senso (evidentemente anche questo a lor signori sconosciuto).  E’ il primo periodo delle rate della rottamazione, quindi quelle più alte e ravvicinate – mi sono detto – ci daranno la possibilità di pagarle senza ulteriori affanni. Manco per niente, e con l’aggravante che ora non riesci nemmeno a difenderti dal momento che possono accedere a tutte le informazioni più riservate (conti correnti, datore di lavoro ecc.), la maggior parte fornite proprio da noi in sede di adesione alla rottamazione.

Vorrei fare una domanda a questi signori: se tra qualche giorno in virtù di questa nuova intimazione mi pignorate il conto corrente dal quale vi ho fatto il primo bonifico per la rottamazione , non ho più i soldi per pagare la seconda rata, decado anche dai benefici; sono io ad essere evasore o sei tu Stato a trattarmi da suddito da vessare?

Detto questo, entriamo nel merito di una di queste cartelle non rottamate.

Non rientravano nella così detta “sanatoria”, le sanzioni comminate dalle Prefetture per l’emissione di assegni privi di provvista.

L’ebetino toscano non si è reso conto dei  dieci anni di inferno che hanno passato la maggior parte dei piccoli imprenditori, artigiani e padri  di famiglia che hanno perso le loro attività e il loro lavoro.
Di quanti  non hanno potuto onorare gli impegni presi non per loro volontà, ma per la crisi che li ha travolti e le banche che chiudevano i fidi.
Nel mondo reale e non quello della banca dell’Etruria e del Monte dei Paschi, è prassi abbastanza comune, specialmente in periodi di forte crisi e mancanza di liquidità, rilasciare assegni non “privi di provvista” ma post-datati in garanzia,  perchè così si permette di “fare giro” con i fornitori, scommettendo su se stessi e sul proprio lavoro. A volte però queste scommesse si perdono ..Ho perso la mia azienda….. Ho faticato a riprendermi ma alla fine ho onorato il mio debito nei confronti di coloro nelle cui mani avevo messo i miei assegni, perchè credo che riabilitarsi agli occhi dei propri fornitori era la cosa più giusta da fare.

Ora volevo riabilitarmi con la sanatoria anche nei confronti dello Stato, ma mi è stato negato, quando poi è stato permesso di sanare ben altre cose a ben altri evasori.

Sono gravemente colpevole di aver pagato quei debiti oltre i 60 giorni previsti dalla normativa bancaria, per cui devo pagare le sanzioni allo “Stato”; anzi, precisiamo: allo “Stato” non frega nulla se ho pagato i miei fornitori e i miei assegni. Allo Stato interessa incassare la sua tangente legalizzata, io la chiamo la “tan-gente sulle disgrazie della gente”. Tu sei in grosse difficoltà finanziarie, ed io ti applico una bella sanzione amministrativa.

Un governo cieco, ottuso, che invece di facilitare il rientro nel circuito economico di tante piccole attività distrutte dalla crisi, preferisce salvare i soliti noti, prelevando anche da quei quattro spiccioli che troveranno sul mio conto corrente di prossima pignorabilità. E così ora mi ritrovo di nuovo con Equitalia alla porta per una di quelle sanzioni che gridano vendetta e giustizia, schiacciato tra rate della presunta sanatoria da onorare e nuove intimazioni da affrontare; eppure quando ho pagato gli assegni scoperti mi sentivo orgoglioso di me. Ora mi sento un fesso!!

Avevate ragione, gli hanno cambiato solo il nome, ma sono rimasti gli stessi strozzini di sempre. Siamo vicini alle elezioni; spazzateli via e ricostruite una Italia di cui andare orgogliosi.

Vi faccio i miei migliori auguri . Vi seguirò con entusiasmo.

Angelo

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