La corruzione nelle pubbliche istituzioni: cos’è? Che dimensioni ha?
Da circa due anni i Governi italiani sono alle prese con un disegno di legge che renda più efficace il contrasto alla corruzione nelle pubbliche istituzioni, un male da sempre protagonista nella storia italiana. A cosa vogliamo fare la lotta, e quanto è diffuso il problema corruzione in Italia?

Approfondimento: Vuoi tenerti aggiornato sugli sviluppi del decreto? Seguilo su http://bit.ly/PvS2e3

Cos’è la corruzione pubblica? Internazionalmente, non esiste una definizione riconosciuta di corruzione.

Neanche l’ONU, nella sua Convenzione sul tema, ne ha proposta una. La mancanza sembra dovuta alle differenze culturali e legislative che i vari Stati hanno del fenomeno. Tuttavia, molte organizzazioni non governative ed esperti accademici sono concordi nel dire che per corruzione pubblica si intende l’abuso dei poteri da parte di un pubblico ufficiale al fine di ottenere guadagni personali o per i suoi complici.

Esiste un altro tipo di corruzione, quella tra privati.

La corruzione pubblica nella legge italiana attuale.

Il Titolo II del Codice Penale italiano descrive i vari reati riconducibili a una condotta corrotta dei pubblici ufficiali. Questi possono essere suddivisi in 6 categorie principali:

  • Peculato
  • Concussione
  • Corruzione
  • Abuso d’ufficio
  • Malversazione e truffe ai danni dello Stato o dell’Unione Europea
  • Turbativa di gare e concorsi pubblici
  • In cosa consistono questi reati?

PECULATO

Il peculato consiste nell’appropriazione indebita di soldi o risorse che appartengono a un ente pubblico da parte di un pubblico ufficiale. Un esempio? L’ex capogruppo Pdl della Regione Lazio Franco Fiorito è indagato per peculato in un’inchiesta sulla gestione dei fondi regionali assegnati al partito. E’ sospettato di aver spostato del denaro su dei conti correnti spagnoli. Per saperne di più.


CONCUSSIONE

Un pubblico ufficiale che sfrutta i suoi poteri per constringere o indurre qualcuno a dargli denaro compie un reato di concussione. Un esempio? A Prato dei tecnici specializzati in sicurezza del lavoro forzavano alcuni imprenditori a pagarli in cambio di falsi rinnovi di certificati di sicurezza. Per saperne di più.


CORRUZIONE

Se un funzionario accetta somme non dovutegli in cambio di favori, siamo di fronte a un reato di corruzione. Un esempio? Un ex vigile urbano di Pistoia è stato accusato di corruzione per aver dichiarato di essere stato in servizio nel luogo di un incidente stradale in cambio di mazzette. Per saperne di più.


ABUSO D’UFFICIO

Simile al peculato, l’abuso d’ufficio implica l’uso dei propri poteri al fine di favorire i propri interessi o quelli di altri, ma senza scambi di denaro. Un esempio? A Napoli il pm Giancarlo Novelli accusa di abuso d’ufficio diversi funzionari pubblici, tra cui sindaci e assessori, per aver coordinato assunzioni irregolari presso la ditta Astir. Per saperne di più.


MALVERSAZIONE E TRUFFE AI DANNI DELLO STATO O DELL’UNIONE EUROPEA

La categoria contiene tutti quei reati che hanno lo scopo di sottrarre denaro e risorse delle istituzioni pubbliche nazionali e internazionali e in cui il funzionario pubblico gioca un ruolo chiave. Un esempio? A fine agosto 2012 è stato sequestrato in Calabria il Magara Hotel, costruito con finanziamenti provenienti dall’Unione Europea. La truffa è stata effettuata con il tacito aiuto di funzionari che si occupavano della supervisione dei finanziamenti. Per saperne di più.


TURBATIVA DI GARE E CONCORSI PUBBLICI

I pubblici ufficiali possono abusare del loro potere per influenzare l’esito di appalti e concorsi. Un esempio? L’assessore alla Casa Domenico Zambetti è stato accusato, tra vari reati, anche di aver influenzato l’esito di gare d’appalto a favore di alcune ditte colluse. Per saperne di più.

Le categorie, oltre ad essere molte, sono anche sovrapponibili. Capita spesso, infatti, che un atto di corruzione sia ascrivibile a più di un tipo di reato.

Per questo c’è chi propone di semplificare le norme creando un reato unico di corruzione.

Quanto è diffusa la corruzione? Come per ogni fenomeno ‘sommerso’, è estremamente difficile, se non impossibile, ottenere un’accurata e diretta misura della diffusione della corruzione in Italia. Esistono vari metodi che permettono però di capirne le dimensioni, anche se indirettamente o in modo incompleto. Tre di questi sono:

  • Il numero di reati di corruzione registrati
  • L’Eurobaromentro sulla corruzione
  • L’indice di percezione di corruzione

L’indice di percezione di corruzione è una misura calcolata ogni anno per quasi 200 Paesi dall’associazione no-profit Transparency International. L’indice è elaborato usando informazioni provenienti da questionari riempiti dai esperti e professionisti attivi in un determinato Stato. I questionari contengono domande sulla quantità di tangenti che i politici intascano o sulla trasparenza nell’uso dei fondi pubblici, per esempio.

Più alto è l’indice, meno corrotto è percepito il Paese. Nell’ultimo rapporto, relativo al 2011, l’Italia ha un indice di 3.9, che ci porta ben sotto quasi tutti le altre nazioni industrializzate, 69° in classifica. Il valore sta a indicare che l’Italia è percepita come un Paese altamente corrotto da chi ha fornito i dati per costruire l’indice.

Fonte: Transparency International (http://cpi.transparency.org)

Per capire come è cambiata la percezione di corruzione in Italia è sconsigliato paragonare l’indice nel tempo, perché ogni anno Transparency cambia leggermente il modo in cui lo calcola. Come alternativa, possiamo però osservare la nostra posizione nella classifica di Transparency, come nel grafico accanto.

Dal 40° nel 2005 siamo scesi al 69° posto nel 2011. In Italia, insomma, si percepisce sempre più corruzione rispetto agli altri Stati. L’indice di percezione di corruzione: cosa non ci dice L’indice si riferisce alla corruzione percepita, non quella reale, e non sappiamo come le due siano collegate.

Chi ha riempito i questionari potrebbe pensare che le istituzioni pubbliche siano colpite da più corruzione di quanta ce ne sia veramente, o viceversa. L’incertezza resta.

Dire che l’indice di Transparency dia un’accurata panoramica della diffusione della corruzione attuale in Italia, dunque, è inesatto.

Il numero di reati di corruzione: cosa ci dicono Il Servizio Anticorruzione e Trasparenza (SAeT) del Dipartimento della Funzione Pubblica registra ogni anno i reati riconducibili alle sei tipologie di corruzione viste prima.

Fonte: Rapporto SAeT 2011(http://bit.ly/QSqxZQ)

Il loro numero è sempre rimasto poco sopra i 3000, tranne nel 2006, quando vi fu un’elevatissima attività di truffe allo Stato e all’UE dovute alla criminalità organizzata e politici collusi. Il numero di reati di corruzione: cosa ci dicono Il grafico sopra mostra il numero dei reati per regione ogni 1000 dipendenti pubblici tra il 2004 e il 2008. Calabria, Puglia, Basilicata e Molise detengono i tassi di reato più alti al Sud. Il numero di reati di corruzione: cosa non ci dicono Le statistiche appena viste sono solo la punta dell’iceberg del fenomeno corruzione. Non forniscono nessuna informazione sui crimini che le forze dell’ordine non sono riusciti a fermare. Non sappiamo né quanti sono, né come sono realmente geograficamente distribuiti.

Il fatto che certe regioni sembrino più colpite di altre può essere dovuto, infatti, a una maggiore attività delle forze di polizia o a una maggiore tendenza dei funzionari e politici locali a farsi trovare con “le mani nel sacco”.

Infine, i dati sono difficilmente paragonabili con quelli di altri Paesi, perché le leggi e i reati di corruzione sono spesso diversi. Per concludere Della dimensione reale della corruzione in Italia, purtroppo, non sappiamo molto. Abbiamo però misure indirette, tutte concordi nel puntare a un’alta diffusione.

Sappiamo che cittadini ed esperti pensano che ce ne sia molta, più che in molti altri Paesi industrializzati, e che forse ce n’è più al Sud che al Nord, in media. Non di più.

Riconoscendo che non c’è modo di ottenere più informazioni sulle dimensioni della corruzione, nel 2009 lo stesso Servizio Anticorruzione ha proposto di non porsi il dilemma e concentrarsi nel valutare il rischio di corruzione nelle pubbliche amministrazioni¹.

Per saperne di più Il fenomeno della corruzione in Italia, Relazione del Procuratore Generale, http://bit.ly/P5YILR

Servizio Anticorruzione e Trasparenza, http://bit.ly/TC3g45

Transparency International Italia, http://bit.ly/tNMYna

Atlante della corruzione, libro di Alberto Vannucci, http://bit.ly/SCw5qc Grazie!

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Approfondimento: Esiste un’altra fonte, che misura i livelli di percezione di corruzione secondo l’opinione pubblica e non di esperti o professionisti, il Global Corruption Barometer. Scopri di più su http://bit.ly/Sw6hNt Attenzione: sebbene il reato si chiami ‘corruzione’, è solo una delle tante varietà del concetto protagonista della presentazione. Approfondimento: per una completa spiegazione di come è costruito l’indice vai su http://bit.ly/QCbNxY ¹ Rapporto 2009 del SAeT: http://bit.ly/V5dw5S L’Eurobarometro della corruzione La Commissione Europea misura periodicamente le varie sfaccettature della corruzione in Europa attraverso dei questionari.

I dati sono poi pubblicati in un Eurobarometro, accessibile su http://bit.ly/z2G14K Questa mappa tematica, per esempio, mostra la percentuale di popolazione a cui è stato chiesto di pagare una tangente nel 2011. Più rossa è una nazione, peggiore è la situazione. In Italia il 12% degli intervistati ha dichiarato che gli è stato chiesto di pagare una mazzetta, 4% in più delle media europea. Attenzione: la misura, tuttavia, è incompleta, perché informa solo su una delle tante varietà in cui può avvenire un atto di corruzione. Si ringraziano Andrea Di Nicola (Università di Trento) e Alberto Vannucci (Università Pisa S. Anna) per i commenti ricevuti. Al Nord, Trentino Altro-Adige e Valle d’Aosta detengono il primato. Fonte: Rapporto SAeT (2009), p. 32

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