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NEANCHE IL CALDO PUÒ GIUSTIFICARE CERTE BARZELLETTE

Renzi promette di tagliare circa 45 MLD di tasse da qui a fine legislatura. Peccato che, nel frattempo, il governo debba neutralizzare circa 72 MLD di clausole di salvaguardia da qui al 2018. Parliamo di aumenti automatici dell’Iva, delle accise e tagli delle agevolazioni fiscali che soltanto nel 2016 valgono 16,8 MLD.

Dunque al governo servirebbero oltre 110 MLD di coperture per bloccare le tagliole e attuare le promesse.

È impossibile che solo con i tagli di spesa si possano ottenere oltre 100 miliardi in tre anni.

Peraltro la spending review, di suo, è comunque recessiva (per quanto virtuosa possa essere) e quindi non aiuta il Pil.

Allora le strade sono tre:

1) o l’economia torna a crescere a un ritmo del 4-5% annuo (francamente improbabile)

2) o Renzi decide che il ‪#‎M5S‬ ha ragione e che bisogna sforare i parametri dell’Eurozona, a cominciare dal 3%,

3) oppure fa il gioco delle tre carte e prende in giro gli italiani, per cui taglia da una parte e bastona dall’altra (ci risultano imminenti sacrifici sulla sanità).

Noi non siamo contrari a fare deficit e debito (se usati bene), ma il M5S ragiona fuori dalle gabbie dell’euro e con una sovranità monetaria riconquistata che ci proteggerebbe anche da eventuali tensioni sui nostri titoli.

Renzi invece vuole le urne piene e la Merkel felicemente ubriaca.

Insomma, il presidente del Consiglio ammetta che il M5S ha ragione e mandi all’aria i principi di pareggio di bilancio e consolidamento dei conti, altrimenti un programma di questo genere è inattuabile.

Caro Renzi: tu ridi e io pago

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